DonneNews

7 maggio 2013

Nel 2013 uccise 34 donne, "lo Stato deve intervenire"

Red.

Campagna del Ministero Pari Opportunità

Sono già 34 le donne uccise in Italia negli ultimi mesi e ormai si tratta di una vera e propria emergenza sociale del nostro Paese. La denuncia arriva dalla Convenzione no More! (Convenzione contro la violenza maschile sulle donne - femminili dio): "A fronte dell’ aumento dei femminicidi negli ultimi mesi ( sono già 34 le donne uccise in Italia nel 2013) e della escalation degli ultimi giorni, a Bari, a Roma, a Ostia, a Livorno vogliamo ribadire che la violenza maschile sulle donne non è una questione privata ma politica; non è un’emergenza drammatica e imprevedibile, ma un problema strutturale. Gli attacchi violenti e degradanti, gli oltraggi sessisti nei confronti di donne autorevoli, come la Presidente della Camera Laura Boldrini e la Ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge, sono espressione di una cultura sessista e misogina, che non si ferma neanche quando una donna arriva a ricoprire importanti incarichi istituzionali. La Presidente Boldrini - è scritto in un comunicato - ha posto il problema della rete come zona franca dove si possono esporre le peggiori pulsioni dell’odio sessista e l’apologia del reato per stupri e femminicidi, ma è stata (volutamente?) fraintesa come se volesse mettere il bavaglio alla rete. Il problema politico è una cultura ancora troppo piena di pregiudizi e di privilegi. Il femminicidio nei confronti delle donne italiane è sia fisico che simbolico: le aggressioni fisiche, gli attacchi sul web, sono espressione dello stesso odio sessista che vuole negare alle donne la libertà. Noi crediamo, - ha aggiunto - che le Istituzioni tutte debbano adottare politiche attive, coerenti e coordinate per prevenire violazioni del diritto alla vita e all’integrità psico-fisica delle donne, debbano promuovere una nuova cultura delle relazioni tra uomini e donne, anche attraverso la denuncia dell'ingiustizia delle aggressioni sessiste, così come fatto coraggiosamente dalle Ministre. Convinte dell’urgenza di una discontinuità rispetto all’ascolto insufficiente e alle risposte finora inadeguate, torniamo a chiedere con forza un’assunzione di responsabilità istituzionale nel rispetto degli obblighi assunti dal Governo italiano per la verifica e la modifica strutturale del Piano nazionale contro la violenza alle donne del DPO. La doverosa ratifica parlamentare della Convenzione del Consiglio d'Europa (Istanbul 2011) dall’importante significato politico, è il primo passo per superare il ritardo strutturale nelle azioni contro la violenza maschile. Oltre la ratifica serviranno atti e politiche più incisive di prevenzione e sensibilizzazione culturale, attraverso la creazione di reti locali competenti. Vediamo con favore - ha concluso Convenzione no more! - la proposta della Ministra Idem di una task force interministeriale, alla quale riteniamo indispensabile la partecipazione delle esperte delle associazioni di donne e ci auguriamo che il Parlamento voglia davvero istituire una commissione d’inchiesta. Chiediamo che venga garantita la presenza omogenea e capillare sul territorio nazionale, di centri antiviolenza gestiti da associazioni di donne con un approccio di genere, con finanziamenti regolari e continuati nel tempo attraverso i Comuni e finanziati dallo Stato. Chiediamo azioni decise per assicurare un’adeguata formazione rivolta a forze dell’ordine, servizi sanitari e socio sanitari e a tutti i servizi territoriali, magistratura, avvocatura, pubblici ministeri, dei tribunali civili, penali e minorili. Chiediamo infine a giornalisti e operatori una presa di coscienza per un uso non sessista del linguaggio nei mass media sulla violenza contro le donne, che troppo spesso viene rappresentata come amore e raptus, quasi a giustificare i violenti".

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Un'Isola che saprà rinascere con forza e orgoglio

La Sardegna è in lutto per le sue sedici vittime causate dal devastante ciclone Cleopatra. Tra loro due piccoli angeli sono volati in cielo con i loro genitori e lascieranno una ferita aperta nel cuore di tutti i sardi. La redazione di Donnenews e io, in prima persona, siamo vicini con un abbraccio stretto e forte a tutte le famiglie sarde che hanno perso i loro cari o che hanno visto cancellata dalle acque violente una vita di sacrifici. A loro va tutto il nostro sostegno sicuri che questa Sardegna orgogliosa sarà capace di tirarsi su e ricostruire dove l'acqua ha lasciato fango e distruzione. Non è il momento di fare recriminazioni politiche, ma sicuramente è necessario comprendere dove si è sbagliato, dove si poteva agire meglio per prevenire questa tragedia. Un grazie sentito va a tutte le forze dell'ordine, l'esercito, i vigili del fuoco, la Protezione civile e i tanti volontari che hanno lavorato, e lo stanno ancora facendo, per ridurre i danni causati dell'alluvione e che hanno soccorso tante persone in pericolo. Una cosa è sicura: mai più una terra così bella, popolata da persone forti e generose dovrà piangere i suoi figli come sta accadendo oggi. Tutti, nessuno escluso, devono fare la loro parte senza se è senza ma. E noi vigileremo perché la Sardegna merita l'attenzione di tutti. Enrica La Nasa

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lettere al Direttore

Gentile Direttore,

Leggo con piacere l'intervista al dottor Morgantin, primario anestesista al Civile di Venezia. Sono veneziana e ho fatto nascere mio figlio proprio nell'ospedale lagunare. Fuori dalla fascia oraria prevista per l'epidurale. Niente analgesia per il mio parto e per quello di tante altre donne. Donne che spesso non sono sufficientemente informate sull'argomento. Già, perché se da un lato c'è il finto problema economico - perché i fondi si possono trovare anche in piena recessione - dall'altro c'è il completo disinteresse delle stesse donne riguardo uno dei capisaldi della democrazia e dell'uguaglianza: il diritto di scegliere e nello specifico se partorire con o senza dolore. Ma andiamo con ordine. Morgantin lamenta l'assenza di volontà: in piena recessione nessuno vuole trovare soldi per la parto-analgesia.
Solo poca volontà appunto perché l'Osservatorio regionale per le cure palliative e la lotta al dolore, nella relazione sullo stato di attuazione della DGR 309/2003 Veneto redatta nella primavera del 2007, osservava come il recupero dei cesarei verso un travaglio naturale permette un'elevata razionalizzazione dell'offerta. 

continua -

 
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